EVENTI&CONVIVIALITA’, WINE&FOOD

Slowine Centocene Punk Rock

“Ma se la facessimo a tempo di rock la Centocene di venerdi 20 gennaio a La Tavernetta di Eraclea, organizzata dalla Condotta Slowfood Veneto Orientale?”

Ho conosciuto Gianpaolo Giacobbo un anno fa come collaboratore della Guida Slowine per il Veneto, e subito si è accesa una bella intesa, oltre che per il vino per le contaminazioni musicali, soprattutto rock, di quel rock sano e puro che tanta parte ha nel rendere la vita meno triste anche nei momenti difficili, proprio come il vino.

Partecipare ad una Centocene è un momento di gioco e di convivialità che mette al centro la presentazione della Guida Slowine e alcuni vini decisamente impattanti. Noi ci abbiamo aggiunto un bel po’ di note musicali e che musica, quella delle migliori annate, divertendoci a trovare un legame, più o meno indotto, con il vino proposto.

L’entrata è di quelle graffianti, più che rock, punk rock: il vino è uno di quelli un po’ rivoluzionari, il metodo classico brut della cantina d’Arapri, a base bombino bianco spumantizzato, sul quale nessuno avrebbe scommesso all’epoca, un po’ come sul punk che invece ha segnato un punto di non ritorno nel panorama musicale degli anni 70-80, fatto di ritmiche veloci, sonorità dure, un po’ come questo spumante, bello sferzante che abbiamo proposto, rischiando il linciaggio pubblico, con “JUDY IS A PUNK” dei Ramones, una delle band più influenti sulla storia del rock, come benvenuto agli ospiti!

Poi per un giro di piatti siamo rimasti tranquilli: sull’antipasto di schie (gamberetti grigi tipici della laguna di Venezia) e polentina di mais Biancoperla (presidio Slowfood) è stato abbinato la Falanghina Colle Imperatrice Campi Flegrei 2015 di Cantine Astroni (Vino quotidiano) piacevole, profumata, bel sorso gustoso.

Si prosegue con il risotto, preparato con riso Grumolo delle Abbadesse (Presidio Slowfood) al radicchio di Treviso che quest’anno, con il freddo pungente, è venuto proprio bene, abbiamo proposto un pezzo senza tempo del Duca Bianco ovvero David Bowie, che proprio un anno prima, nel mese di gennaio, ci lasciava orfani e ci è sembrato giusto ricordarlo. Un brano magico, Cat people (Putting out fire), alchimia di suoni, inserito nell’album Let’s Dance, cantata in modo ruvido da Bowie ma scritta da Giorgio Moroder, è una delle tante perle musicali di questo poliedrico e geniale artista e non poteva che essere abbinato con un vino altrettanto ricco di contrasti, quasi lunare, trasformista nella progressione di assaggio, indimenticabile, il Terlano Pinot Bianco Eichorn 2015 (vino slow) di Goess-Enzenberg, proprietario di Manincor. Un altro tipo di nobiltà, azienda biodinamica in Alto Adige, un vino che gioca (fra l’altro proposto alla cieca per giocar ancora di più) sapientemente sull’imperfezione ossidativa e sulla perfezione gustativa, che sarebbe piaciuto molto al Bowie camaleontico. Pubblico della cena in estasi, sia uditiva che olfattiva.

La seconda portata ci fa tirare il fiato, la lasciamo gustare senza le tensioni musicali, anche perché è il piatto centrale della cena, composto con un presidio Slowfood di difficile reperimento, ma di storia narrativa complessa: l’Agnello d’Alpago, una gustosa e tenera costoletta al forno accompagnata da una confettura di frutti di bosco che abbiamo abbinato con un vino rotondo, piacevole, avvolgente, pieno, dalle note di ribes e mirtilli ben evidenti, l’Offida Rosso Ludi 2012 (grande vino) di Velenosi che ha strappato ai commensali commenti di grande soddisfazione.

Il brano finale gioca sull’abbinamento territoriale e di carattere: un pezzo del raro Asiago Stravecchio, sempre presidio Slowfood, un formaggio d’alpeggio, ampi profumi di erba sfalciata e di muschio con un finale di frutta secca che è stato proposto con un gran bel vino, il Barolo Massara 2012 (vino slow) della cantina Castello di Verduno, giovanissimo ovviamente, ma già di carattere, ricco nei sentori di bosco, lo abbiamo progressivamente apprezzato nelle sensazioni gustative, mai banali, con finale speziato, armonico. Che dire, Snob di Paolo Conte, piemontese anche lui, si insinua tra piatto e vino regalando un sottofondo umido, note tostate sul pianoforte, rigore e personalità, fino a quando tra stravecchio, barolo e musica non c’è più confine.

A questo punto si gioca coinvolgendo i presenti a Centocene nel risolvere un quiz di conoscenza del mondo Slowine e poi gran finale con la golosità della Sfoglia calda di melo decio (presidio slowfood del veronese), una melina brutta ma buona, succosa e saporita, avvolta in una delicata sfoglia e da una golosissima crema annegata in un Moscato d’Asti spumante che strappa l’applauso finale.

(Articolo scritto per Slowine)

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