EVENTI&CONVIVIALITA’, WINE&FOOD

LE PRODUTTRICI VITIVINICOLE DEL PIAVE: STORIE, VINI E TERRITORI DA VALORIZZARE

Un territorio interessante quello del fiume Piave dal punto vitivinicolo, che domenica 1 ottobre, a San Donà di Piave, all’interno della annuale Fiera del Rosario, è stato messo in luce con un’interessante degustazione a cura del progetto Fisar in Rosa: sei produttrici vitivinicole si sono raccontate, hanno presentato i loro vini, tutti da vitigni autoctoni.

La degustazione ha visto la presenza della Consigliera Nazionale Luisella Rubin, responsabile del Progetto Fisar in Rosa, che ha introdotto l’evento, per poi lasciar il palco a Patrizia Loiola, Delegata di casa e referente Fisar in Rosa Nord Est, che ha avuto il compito di presentare via via le produttrici.  Una sempre mirabile Karen Casagrande ha guidato la degustazione dei vini.

I vini del Piave sono quelli compresi nella DOC PIAVE (una delle più ampie del Nord Italia) che si estende in una vasta area di pianura, in alcuni Comuni del territorio veneziano (12 per la precisione), fra cui San Donà di Piave, e del trevigiano (ben 50 comuni) prevalentemente collocati lungo le sponde del fiume: un territorio in cui, le cui ricerche lo testimoniano, si produce vino da oltre 3000 anni.

I suoli sono piuttosto variegati: si va dai terreni di sabbia a quelli di ghiaia, una forte presenza di terreni argillosi su base di caranto e roccia dolomitica. E’ qui che l’azione del Piave si è fatta più sentire, con le sue frequenti inondazioni e con le derivazioni d’acqua sotterranee e che dona caratteristiche specifiche ai vitigni di questo territorio: nei terreni ghiaiosi e magri il raboso e il manzoni bianco assumono le loro note aromatiche distintive.

Se consideriamo l’intera area del Piave è difficile individuare caratteristiche uniche: la diversità di terreni e i diversi microclimi danno vita ad un’interessante varietà di corredi aromatici sia per i vini rossi che quelli bianchi. Questi vini si sposano con i numerosi prodotti tipici di una terra che offre prodotti preziosi come il celebre radicchio rosso e il meno noto, ma non meno interessante, “radicchio verdon”, gli asparagi bianchi, il pesce di fiume e di mare ed una solida tradizione d’insaccati e di formaggi freschi.

Un’appassionata ed entusiasta Desirée Pascon Bellese, produttrice dell’azienda Bellese Vini di Ormelle, ha rotto il ghiaccio raccontando della sua azienda, in particolare dell’impianto tradizionale a Bellussera dal quale si produce il vino presentato il “373” spumante brut, un uvaggio di glera e una piccola parte di chardonnay, fine e piacevole: le Bellussere hanno caratterizzato in passato il paesaggio architettonico del Piave, impianti molto alti delle vigne giardino; purtroppo, negli ultimi anni, sono sempre più frequenti gli espianti di questa tipologia, a volte anche molto antiche, a favore dei metodi più moderni.  Desirèe difende strenuamente e con passione questa tradizione tanto da dare al vino il nome del mappale delle sue vigne!

A seguire un altro vino leggiadro da vitigno autoctono, il Grapariol Veneto IGT 2016, dell’azienda Terre Grosse di Zenson di Piave, presentato da Linda Finotto, giovane produttrice, molto competente: il vitigno che lo compone è di origine antichissima, la rabosina bianca, un vino che al palato sorprende: leggermente amabile, ha l’acidità tipica di un raboso, decisa ma non prepotente, che lascia spazio ad un susseguirsi armonioso di sentori fruttati e sfumature vegetali. E’ un vino fresco, accattivante, reso allegro da una moderata effervescenza; sa presentarsi con rusticità ma anche indiscussa eleganza.

Prosegue questo viaggio lungo le rive del Piave, Cristina Garetto, elegante produttrice dell’azienda Giorgio Cecchetto che ci ha fatto assaggiare un Incrocio Manzoni Bianco 2016, una versione molto ben riuscita di questo vitigno autoctono: un ottimo vino quotidiano, fruttato, dal sorso morbido ma anche teso, che racconta bene la tipicità del vitigno, di cui Cristina ci ha fatto una presentazione approfondita e molto interessante, ricordando la storia del Professor Luigi Manzoni da cui il vitigno, un incrocio di Riesling Renano e Pinot Bianco, prende il nome.

Siamo poi passati ad un vino a forte simbologia femminile, il “Madre” 2015, sempre da Manzoni Bianco, vino biologico prodotto dall’azienda Italo Cescon Storia e Vini Roncadelle di Ormelle (TV) presentato dalla Presidente Nazionale FISAR, Graziella Cescon che conduce l’azienda assieme alla sorella Gloria e al fratello Domenico: vino dedicato alla madre Chiara sempre presente accanto ai figli. Un vino che è un’esplosione di frutta, pesca e arancia candita, dal palato fresco e avvolgente, molto caratteristico, che ci dice quanta espressività ha questo vitigno del Piave, perché qui nasce e si evolve al meglio delle sue caratteristiche.

Si ridiscende il Piave fino a Noventa, terra di grandi opere di bonifica, dove il fiume diventa più ampio, per incontrare un vino a base raboso, il vitigno principe di queste zone, vinificato come metodo classico, dalle nuance dorate a “buccia di cipolla”, molto originali e particolari: lo spumante Redentor rosato di raboso (evocativo di una festa veneziana) 2010, prodotto dall’azienda agricola Tessère di Emanuela Bincoletto, conosciuta come “la signora del raboso” che vinifica questo vitigno caratteristico per la sua acidità, in diverse tipologie. Il Redentor, che va servito rigorosamente alla temperatura di 12 gradi per dare il massimo della sua espressività, sviluppa sentori complessi, con note di marasca e spezie, per poi comporsi in modo netto e persistente in bocca per gentilezza e carattere, proprio come Emanuela.

Chiude questo percorso lungo le sponde del Piave il racconto di Sandra Zago e la sua giovane figliola Alessandra, titolare dell’azienda Terre di Grassaga che ci riporta a “casa”, a San Donà di Piave, con uno splendido vino il Merlot 56, un vitigno internazionale che in queste terre esiste “da sempre”, fa parte della tradizione, della cultura enogastronomica del territorio: un vino fresco ma anche intenso con profumi di marasca e prugna, una leggera nota di spezia fresca e tabacco nel finale.

Per chiudere un plauso per il servizio delle sommelier della Delegazione di San Donà di Piave, Maria Luisa Sessolo, Tatiana Perin e Cristina Palatron  che hanno arricchito di beltà e professionalità questa intrigante degustazione nel segno di Fisar in Rosa e alla signora Luciana Carta, motore organizzativo della manifestazione. Arrivederci alla prossima edizione!

Articolo scritto per la rivista IL SOMMELIER

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *