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Donne, mondo del vino e parità

women with red wine

Un articolo apparso qualche giorno fa mi ha sollecitato alcune riflessioni che derivano dal partecipare al mondo del vino come degustatrice e dall’impegno per le pari opportunità che porto avanti da circa 30 anni. E’ innegabile che la presenza delle donne nel mondo del vino non sia più un fenomeno nuovo, in un settore che, fino ad una ventina di anni fa, era al maschile.

Oggi le donne, anche grazie al successo nel mondo scolastico, sono sempre più presenti come enologhe, agronome e produttrici, nella professione di sommelier, nell’ambito dei processi di comunicazione e promozione del vino, responsabili acquisto o buyer, nell’enoturismo: appassionate, competenti e sempre più giovani, stanno sicuramente dando un’impronta distintiva all’ambiente, portando quel pensiero differente che, sono da sempre convinta, è la combinazione vincente per gestire e organizzare i contesti lavorativi.

La sensazione diffusa è che alla presenza femminile in termini crescenti non corrisponda ancora un diffuso riconoscimento paritario, anche nel voler portare un modo di esprimersi differente nei contesti lavorativi. Come sempre le donne per ottenere posizioni di rilevo devono “dar di più” e non per scelta, ma per sopravvivenza. Uno dei più prestigiosi premi al mondo nel settore del vino, forse il più prestigioso, è attribuito da Decanter “Man of the Year” e ha premiato anche alcune donne, poche, fra cui la grande Jancis Robinson, che recentemente ha, giustamente, affermato “sarebbe ora di cambiare il nome del premio”!

Il cambiamento verso la “rottura dei soffitti di vetro” è in atto: anche in Italia, donne produttrici al vertice di Associazioni importanti come Matilde Poggi, presidente della Fivi, che conta più di 1000 associati, o come nel caso, pochi giorni fa, dell’assegnazione per la prima volta, del premio “Giulio Gambelli” come miglior enologo under 40, ad una donna, Angela Fronti, della cantina Istine di Radda in Chianti.

Il 30% dei sommelier è donna, dato in crescita, con alcune di loro che hanno conquistato (è il caso di usare il termine) ruoli di spicco, vincendo concorsi e riconoscimenti, con tanto studio e investimenti personali (il diploma da sommelier non è certo sufficiente per raggiungere posizioni di top careeer), ma sono pochissime le “main chef sommelier”, cioè le donne a cui si affida il management di grandi aziende, a meno che non si decida di andare all’estero, come la giovane Sara Jole Guastalla, 27 anni, che dopo esperienze importanti in Italia, fra cui l’Osteria Francescana di Massimo Bottura, è volata da Clare Smyth a Londra, Best Female Chef 2018 a livello mondiale, guarda caso una donna, per ricominciare un percorso nuovo in sala. Alla fatica che contraddistingue questo lavoro, molto impegnativo, si aggiunge per le donne anche questa tensione, per non parlare delle esigenze di conciliazione di una famiglia e di negoziazione di ruoli con il partner o con i colleghi maschi. Anche nei riconoscimenti economici sembra ancora presente una certa disparità.

Per proteggere sè stesse e la propria reputazione, le donne, anche in questo settore, devono imparare a dire di no o a praticare la negoziazione delle proprie aspettative, valorizzare la propria esperienza, renderla preziosa, portare in modo assertivo il proprio contributo. Per tutti questi motivi ritengo che una rappresentanza associativa sia importante, così come la formazione, il networking. In Italia lavora in questa direzione dal 1988 l’”Associazione delle Donne del Vino” che nel 2016 promosse un’interessante indagine su questi temi o i corsi di formazione per spingere le donne a partecipare nei Consigli Direttivi. Così come la Fisar, unica associazione di sommelier ad aver attuato dal 2014 il progetto “Fisar in Rosa” per la valorizzazione del ruolo delle donne sommelier: è sicuramente anche merito di questa iniziativa se oggi molte Delegazioni sono guidate da donne sommelier. La prossima occasione per confrontarsi su questi temi sarà dall’ 8 al 10 marzo le sommelier della Fisar si incontreranno in Sicilia, sull’Etna per parlare di futuro e di prospettive che considerino a tutto tondo il ruolo importante che giocano, oggi, le donne nel mondo del vino.

Articolo scritto per il Gazzettino

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