EVENTI&CONVIVIALITA’

Centocene per Slowine è sempre una serata giocosa!

Come sempre CentoCene è un evento atteso, partecipato, gustoso e giocoso: la Centocene di dicembre scorso, organizzata all’Agriturismo Coda di Gatto di Eraclea da Slowfood Veneto Orientale, lo ha confermato.

Atteso perché la risposta alla proposta è stata immediata e positiva e le prenotazioni si sono chiuse con buon anticipo per il “soldout” dei posti: alcuni affezionati partecipanti che ormai seguono questa cena da anni fra i soci di Slowfood, ma anche nuovi ospiti che abbiamo incontrato per la prima volta. Partecipato perché una CentoCene richiede il contributo di tanti perché abbia successo: i soci della Condotta, la segreteria di Slowfood che spedisce i vini prontamente, il ristoratore che scegliamo che ci propone un menu del territorio, tipico e con qualche presidio Slowfood per renderlo più ricco di significato e, in questa occasione, un trio di collaboratrici Slowine a presentare vini e storie di produttori. Quest’anno con me anche Chiara Ronchiato e Enrica Martino.

Gustoso senza dubbio: il menu proposto da Luca Faraon ricco e creativo è piaciuto assai, sicuramente ha aiutato ad apprezzare ancor di più i vini della serata. Una serata giocosa perché durante la CentoCene si gioca e si vince, ovviamente vini, in più è stata animata dall’immancabile asta dei vini che permette di raccogliere generose risorse per i progetti dell’Associazione: l’edizione di quest’anno di CentoCene era  anche un modo di aderire e contribuire alla campagna internazionale di raccolta fondi 

“30 years of the Slow Food Manifesto Our Food, Our Planet, Our Future”.

L’aria natalizia all’Agriturismo Coda di Gatto si percepiva: lo spazio è accogliente, un’antica cascina rurale recentemente ristrutturata da Luca Faraon e Luisa Marcuzzo, un luogo molto accogliente, a partire dall’orto delle erbe aromatiche, un luogo dove si allevano maiali e animali da cortile in modo libero e si pratica un’agricoltura sostenibile che rifornisce la cucina di prodotto sano e fresco. Solo prodotti di stagione nei piatti con qualche curiosa proposta.

Si apre la serata con un calice di Prosecco DOCG Valdobbiadene di Canella, azienda sempre pronta a sostenere progetti di Slowfood, andiamo poi con un giro di antipasti: Asiago in camicia con polenta mais bianco perla (Presidio Slowfood) e radicchio di Treviso brasato e un fantasioso Cappuccino di musetto (prodotto in agriturismo) con patate di Ovoledo e rafano soffiato servito proprio in tazza.

A questo punto incontriamo i primi vini della serata proposti dalla Guida: il Franciacorta Extra Brut, Monte Alto 2016 e il Romagna Albana Vigna Rocca 2018, Tre Monti in successione. Il primo, un millesimo del 2016, è sorprendente per raffinatezza, una bolla elegante e piacevole, sussurrata, che piace veramente a tutti, non a caso insignito del “Vino Slow”: Monte Alto è una piccola azienda condotta da Alberto Tribbia e me la sono segnata per i miei prossimi viaggi di scoperta del vino, così tornerò su quella perla del Lago di Iseo.

L’Albana, Vino Quotidiano, si fa ricordare ancora oggi per piacevolezza, un sorso elegante con accenni di miele, profumi di lavanda, ricco e con un finale di mandorla che chiude il ricordo.

I sommelier della Fisar che ci aiutano nel servizio, volano veloci e i bicchieri tintinnano spesso, le bottiglie spariscono, buon segno!

Arriva con calma il Risotto mantecato al Morlacco di Malga (Presidio Slowfood) con prosciutto d’oca affumicato accompagnato dal Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Talliano 2018, Mancini  vino che incanta, dinamico, riconosciuto dalla Guida come Grande Vino, vivacità e tanta freschezza, con il caratteristico finale di mandorla amara.

Segue un’originale “Oca in vaso” con contorni di stagione: la cottura in vaso racchiude i profumi di questo piatto, le oche sono allevate nell’agriturismo e Luca Faraon è molto orgoglioso di questa proposta che incontra felice il Barolo Villero 2015 di Giacomo Fenocchio. Incanta questo vino, con tutti i profumi che il barolo sa esprimere, la viola, le spezie nobili, il senso balsamico, non c’è dubbio che la struttura e i tannini sono ancora da giovane prodotto e che il tempo ne farà ancora meglio.

Infine un boccone di stravecchio Monte Veronese, presidio Slowfood, ci permette di aprire e gioire un Brunello di Montalcino Pian di Conte Ris. Talenti 2013, un Grande Vino per Slowine, di un’annata importante, direi quasi perfetto, sicuramente una versione elegante come molti vini di questa serata, corposo ma anche di beva spensierata, gustoso, pieno, un finale salino molto particolare, che dire, grazie di avercelo inviato!

Prima del dessert si gioca a chi indovina più risposte nel Gioco del piacere: in premio un Cesanese del Piglio Sup. Lepanto Ris. 2016 di Alberto Giacobbe, vino Slow, che ha fatto felice il vincitore della serata. Arriva il momento del dolce, una torta di mele con crema, che quest’anno si accompagna, come in tutte le CentoCene d’Italia, ad un Moscato d’Asti DOCG che piace sempre a tutti!

La serata si chiude con una contesa asta dei vini: la generosità dei presenti è sempre alta per aggiudicarsi i vini battuti all’asta, i cui introiti vanno a sostenere i progetti di Slowfood, e io mi diverto molto a valorizzare al meglio alcuni vini proposti in Guida, istigando alla beva e a portarsi a casa le bottiglie!

Alla prossima!

P.S. Fra una cosa e l’altra mi sono dimenticata di fotografare le bottiglie…

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