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Marco Levis, vignaiolo delle Dolomiti

VITA

Marco Levis e Maddalena De Mola partono con il loro progetto di produrre vino in Alpago nel 2013, piantando il primo vigneto, ai piedi delle Dolomiti, accanto alla casa della famiglia di Maddalena. Qui la produzione della vite era un tempo diffusa così come i meli; poi sparita nei boschi o espiantata, perché molti hanno preferito le attività in fabbrica, nell’occhialeria in particolare. Oggi è ripartita, grazie ad alcuni arditi produttori, fra cui Marco, oggi 36 anni, che di mestiere fa altro per ora, segue le vigne e la produzione: la prima è del 2015. E’ avviato anche il progetto di costruire la cantina, intanto è stato fatto uno scavo sotterraneo per le vasche di affinamento e la conservazione delle bottiglie e poi con la realizzazione di uno spazio di degustazione, ricavato in una baita tutta vetrate e legno, da cui si ammira un bellissimo panorama del vigneto e delle montagne.

VIGNE

I vigneti sono due, a circa 1000 mt di altitudine, quello del 2015 vicino casa di un ettaro piantato a pinot grigio per una produzione attuale di 3000 bottiglie e un altro, più recente, a pinot nero poco distante di 800 metri (prima vinificazione nel 2017), tutti esposti nord-sud con sole dal primo mattino per tutto il giorno.  In vigneto pratiche pochissimo impattanti grazie al fatto che i trattamenti sono limitati, con il vento che soffia sulla valle giù fino al Lago di Santa Croce che restituisce mitezza di clima: l’obiettivo è di arrivare all’eliminazione del rame sostituito con preparati biodinamici e concimazioni alla senape. I terreni sono di struttura morenica, effetto del ritiro dei ghiacciai, incidono sui vini che acquisiscono salinità caratteristica. In vigna Marco ha il supporto tecnico di Filippo Taglietti; il raccolto del pinot grigio avviene a fine settembre, primi di ottobre, con calma, vigne giovani ma già molto espressive, dove volano le api grazie anche all’attività di apicoltura.

VINI

L’assaggi dei vini ci ha entusiasmato, operazioni essenziali, diraspatura per tutti e solo acciaio: una piccola verticale del pinot grigio, il primo e, fino a poco tempo fa, l’unico vino prodotto. Partiamo dall’annata 2015, la prima, ancora in perfetta forma, luminoso, profumi freschi di erbette fini, sapidità lunghissima. L’annata 2016 richiama la precedente ma con maggiore eleganza, ancora tanta freschezza e lunga sapidità, un vino dinamico, sentori netti di frutta fresca all’inizio che poi evolvono, scaldandosi, in profumi intensi di rosa bianca, note balsamiche, la menta, sorso minerale e di grande pulizia.

Arriviamo al 2017: da qui cammina una storia diversa, la pianta ormai radicata ha assimilato le componenti del terreno, arrivano cenni di idrocarburo immediati, gli agrumi di mapo, il pepe bianco, la foglia di pomodoro, finezza e verticalità, il palato ampio che si distende con piacere. Infine il 2018, annata più calda, tanta frutta in modo pieno, un vino intenso dato anche dal lavoro ossidativo, una vaniglia naturale che richiama una nota mielata, mineralità netta al sorso: ha bisogno di rilassarsi, di evolvere ancora un po’.

Le soddisfazioni arrivano dalla ristorazione di alto livello: nel bellunese sono presenti diversi ristoranti stellati e diversi di loro hanno inserito in carta dei vini i prodotti di La Maddalena.

A questo pinot grigio si affianca l’Anulare, 1500 bottiglie, stesso vitigno ma con una tecnica in vigneto che prevede incisione al tralcio che gli conferisce più struttura: nuance di colore particolare, rosa pallido, l’uva viene raccolta prima della prima nevicata, una surmaturazione in pianta, a cui viene aggiunto un po’ di primo fiore in vinificazione: sa di rosa antica, di talco, un vino audace “non so se è il giusto equilibrio ancora…” dice Marco “piace molto alla ristorazione e questo mi incita ad andare avanti sulla strada del provare”. Chiudiamo questo incontro con il pinot nero 2018, altre 1500 bottiglie prodotte, fa solo acciaio, sorprendente nella sua giovinezza, naso molto articolato in cui spiccano profumi di pepe nobile, mentre al sorso ci incantano le note di cannella, scalpita, è ancora “beco” esclama Marco! Avremo tempo per aspettarlo.

Articolo scritto per Slowine, rubrica Slowine Scouting

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