WINE&FOOD

Vini di conforto

In queste settimane difficili e casalinghe, Slow Wine Veneto ha pubblicato una rubrica “I vini di conforto”, ho dato il mio contributo con questo mini racconto.

Vi porto in Toscana per il racconto del vino di conforto.

Il racconto è legato ad un bel momento familiare, ad un viaggio nel 2016, quando Matilde, la mia figlia grande, faceva il tirocinio per la laurea in quel di Massa Marittima all’acquario marino.

Da brava socia di Slowfood quando era li andava in giro per osterie e cantine in Guida e così mi aveva segnalato I Mandorli e quando abbiamo deciso di andarla a trovare per un weekend è stata una tappa certa.

La cantina I Mandorli si trova a Suvereto, nel borgo di Belvedere, un posto incantato, condotto in biodinamica, vigneti circondati dal bosco e rivolti verso il mare, li ricordo pieni di fiori, una leggerezza nell’aria ricca di profumi.

Abbiamo camminato nelle erbe alte, su e giù per la collina accompagnate da Andrea Bargliacchi, due vigne da incanto, Vigna al Mare appunto, che guarda l’azzurro, inondata dal sole con i vitigni dei bordolesi, e Vigna alle Sughere, più cauta, nell’intimo di una luce meno invadente per il Vermentino e il Sangiovese.

L’assaggio nella piccola cantina, in mezzo ai vigneti, più vigne che cantina, non so adesso che un po’ di tempo è passato, l’assaggio del Cabernet, il Vigna al Mare. Forse era l’unico ad essere pronto, non so, non ricordo, so solo che me lo son portato a casa e l’ultima bottiglia eccola qui, aperta in queste settimane di clausura per cercare la luce, il sole di giornate di vacanza.

E’ il 2012 e il riposo me lo restituisce sonnacchioso appena versato nel bicchiere, poi si sveglia, stiracchiandosi. Il profumo del sole esce un po’ alla volta, come quelle belle mattine d’estate, prima di andare al mare. 

Il vino è ancora succoso di prugne e erbe aromatiche, il tannino che ricordavo scapestrato è ancora li ma meno graffiante, è come essere pronti per scendere al mare ma non averne voglia, continua a cambiare, lo sorseggio nei ricordi, mi sorprende un finale balsamico, fresco, come un’onda che ti bagna i piedi al mattino, fresca, da piccoli brividi.

Il finale non lo ricordo più, devo esserci annegata dentro.

E verrà un’estate diversa e si potrà tornare in vigna, magari proprio a I Mandorli.”

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