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PROGETTO SFUMATURE DI VERDE DEGUSTAZIONE CON I VIGNAIOLI TREVIGIANI FIVI

Nel weekend tra sabato 16 e domenica 17 ottobre ha avuto luogo una terna degustativa che ha rappresentato il punto di arrivo del progetto “Sfumature di Verde”: una ventina di vignaioli, aderenti all’associazione Vignaioli Indipendenti Trevigiani FIVI (https://www.vignaiolitreviso.com/), hanno partecipato a diversi interventi, per sviluppare percorsi di sostenibilità ambientale e percorsi di comunicazione e promozione.

Il progetto, finanziato dalla Regione Veneto con capofila l’agenzia formativa ForcoopCora https://www.forcoop.eu/, prevedeva interventi formativi per lo sviluppo di competenze tecniche sulla sostenibilità della produzione e azioni integrate di marketing e promozione. Obiettivi del progetto: raggiungere una comunicazione più efficace delle proprie pratiche sostenibili, garantire un posizionamento strategico nel mercato, anche internazionale, vincolandolo nel contempo al territorio d’origine e al rispetto dello stesso.

Prima Degustazione – Sfumature di spumanti

Sabato sera, in sicurezza, a San Donà di Piave, nello spazio colorato e accogliente di Forcoop, prima degustazione condotta da Patrizia Loiola assieme alla Presidente dei Vignaioli Trevigiani, Desireé Pascon Bellese. Pubblico di appassionati attento e partecipe , chi più esperto, chi meno.

L’idea di fondo della degustazione era quella di conoscere i diversi spumanti delle colline della DOCG fra Asolo e Conegliano, passando per Valdobbiadene (con una piccola deviazione verso nord). Assaggiare inoltre vini di singoli vigneti, in linea con il progetto di zonizzazione che si sta sviluppando in questi territori, anzi per meglio dire, in questi terroir. Esposizioni diverse, colline ripide e colline più dolci, ventilazioni fresche che scendono dalle montagne, suoli calcarei, marnosi, silici, insomma veramente tante sfumature da cogliere nei bicchieri.

Eleganza, finezza, piacevolezza di beva, ma anche struttura in alcune tipologie: alcuni vini più tipicamente floreali, altri con le note di pera belle nette, precise, dai più zuccherini con il glamour del Cartizze fino all’estremo secco degli extra brut: insomma parlare di “Prosecco” è assolutamente riduttivo, sulle colline abbiamo un mondo di sfumature che invita alla scoperta.

E i vignaioli trevigiani sono molto bravi a valorizzare queste differenze!

Bele Casel, Asolo Prosecco Sup. Extra Brut 2019 – Caerano San Marco

Si comincia alla grande con un campione della tipologia: tutta la ricchezza dei territori asolani in questo prosecco, di estrema eleganza ma anche grintoso, ben identificabile nei profumi di agrumi e non manca la nota minerale.

La finezza di questo spumante ci racconta della bravura dei Ferraro nella spumantizzazione, ma le colline dell’asolano hanno i loro meriti, in particolare le uve di questa meraviglia provengono da Monfumo, terreni argillosi e marnosi, vigneti a suo tempo recuperati e portati a nuova vita, non solo glera ma anche vecchie varietà che danno quel tocco di personalizzazione in più.

Ceotto, Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG Brut 2019 – Colfosco di Susegana

Ci spostiamo di zona per arrivare a Colfosco, una area al centro delle colline di Conegliano, vicino ai territori del Piave, in quel di Susegana, colline dolci, panorami mozzafiato dominati dal Castello di Collalto.

I Ceotto sono un’impresa familiare che dagli anni ’60 si dedica alla produzione di vini di qualità, il papà Paolo e i due fratelli Mauro e Dario si dividono le fatiche ma anche le soddisfazioni. Questo brut è molto piacevole, ritroviamo anche qui sentori di agrumi,  freschezza di erbette aromatiche, qualche cenno di crosta di pane, buona struttura derivante dai terreni argillosi.

Siro Merotto, Valdobbiadene DOCG Rive di Col San Martino 2018 – Col San Martino/Farra di Soligo

Ci troviamo nel cuore di Valdobbiadene e questo spumante ci permette di parlare del valore delle Rive, quelle pendenze e modalità di gestione delle colline di Valdobbiadene che hanno valso il riconoscimento di Patrimonio Unesco: l’azienda nasce nel 1960 dal nonno Giovanni e poi dal figlio Siro, oggi proseguono la tradizione i nipoti Mirko e Nicola con verve e passione.

Il vino è soffice, cremoso, molto fine, tanta freschezza che incanta e piace. Il batonnage sulle fecce e la fermentazione lunga ne danno anche più struttura e gusto.

Caneva da Nani, Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Dry –  Guia di Valdobbiadene

Il prosecco che ti aspetti nella versione extra dry, quella più tipica e famosa, i fiori di acacia, la pera e la mela croccante, poi i profumi di pesca bianca, i fondamenti aromatici di una versione più morbida delle precedenti ma dalla bella spalla acida, freschezza e piacevolezza al sorso, e finale sapido, ne berresti a litri!

“Nani” ovvero Giovanni il fondatore ne ha fatta di strada dai primi anni ’70, i figli Massimo e Enrico lo affiancano e quattro chiacchiere nella “Caneva” non mancheranno, se li andati a trovare.

De Bacco, Saca Bianchetta Extra Dry – Feltre

Ci spostiamo nel bellunese, più esattamente nella vallata del feltrino, ai piedi delle Dolomiti dove troviamo i giovani fratelli De Bacco, Valentina e Marco che praticano una viticoltura eroica: i vigneti sono su ripidi pendii ghiaiosia Mugnai, piccolo paesino ad ovest di Feltre dove l’azienda nasce, sulle pendici dello Spiesa e del monte Aurin. Vini molto particolari anche con recupero di vitigni territoriali come la pavana. In questo caso assaggiamo uno spumante in purezza di bianchetta trevigiana, note un po’ evolute di frutta, sentori speziati, rotondo, morbido, molto particolare.

Sandrin, Valdobbiadene Superiore di Cartizze 2019 ­­­– Valdobbiadene

Chiudiamo tornando in Valdobbiadene nel cru del Cartizze, ed è un chiudere in bellezza: tutta l’eleganza del terroir fra le ripide colline di Saccol e San Pietro di Barbozza che i fratelli Sandrin hanno ereditato di recente dal nonno Riccardo: prima annata nel 2018 per questo piccolo capolavoro, dalle note nette di glicine, cremoso, soffice, sa di pera bianca e pesca, come una delicata macedonia.

Seconda Degustazione – Sfumature di rifermentati in bottiglia (a cura di Gianpaolo Giacobbo)

Si torna spesso a parlare del rifermentato in bottiglia, vino che agli inizi degli anni duemila ha rischiato di andare nel dimenticatoio.  Nella Valdobbiadene degli anni ottanta, i produttori, distratti dalla nuova possibilità di produrre lo spumante in autoclave, hanno parzialmente dimenticato l’origine del rifermentato in bottiglia.

Si è dovuto attendere l’arrivo di una nuova generazione per poter riprendere l’idea di un vino che da almeno cinquant’anni si trovava nelle famiglie dei vignaioli di queste colline.

Questa nuova generazione, nata attorno agli anni novanta, ha studiato al Cerletti di Conegliano è preparata tecnicamente e conosce bene il proprio territorio. Si tratta di vignaiole e vignaioli che hanno consapevolezza del proprio lavoro e che in qualche modo vogliono continuare il percorso in parte interrotto dai padri.

Allo spazio Zenit di San Donà di Piave abbiamo dedicato una mattinata di studio alla riscoperta di questa tipologia degustando e dibattendo con i Sommelier della delegazione FISAR di San Donà di Piave. I vini sono stati degustati seguendo una logica territoriale dove il territorio ha sicuramente un grande valore ma anche l’interpretazione del produttore dona sfumature diverse. In questo senso i vignaioli FIVI ci danno la garanzia di appartenenza al territorio in senso più stretto. Gianpaolo Giacobbo (che qui scrive) e Desireè Pascon Bellese hanno condotto questa interessante degustazione.

Di Fondo, Bresolin – Maser

Maser si trova nella fascia collinare più a sud dei colli di Asolo, inclinata verso la pianura veneta. Il suolo è un conglomerato calcareo. I vini di Bresolin sono delicati al naso con una bella componente floreale. La bollicina è fine e la sorsata leggiadra fresca con una gradevole componente fresca.

L’Aldo, Col del Lupo – Colbertaldo di Vidor

Dal Col del Lupo si domina tutto l’areale di Valdobbiadene a trecentosessanta gradi. Vigneto storico di famiglia con vigne che tranquillamente arrivano ai cinquant’anni di età. Tutte le proprietà dell’azienda si trovano in collina in zona di alta vocazione. L’Aldo ha un profumo fine di agrumi, e frutta croccante. Invitante al naso e appagante al palato dove si dimostra piacevole e polposo pur mantenendo tutta la bevibilità che un vino come questo impone.

Il Settolo, Leo Vanin – Valdobbiadene

Ci troviamo nella zona di Valdobbiadene che piega verso il Piave tra Vidor, tra il ponte di Vidor e quello di Fener. Zona fresca con suolo solo in superficie argilloso mentre in profondità giace il gretto del fiume con detriti di origine dolomitica. Il Settolo è delicato fresco, agrumato e un lieve tratto vegetale. Al palato è fine soffice, salino quasi etereo con una bolla carezzevole.

Col Fondo, Masot – Sàrmede

Sàrmede è detto il paese della favole e il claim aziendale ce lo ricorda. Siamo nella zona che si trova ad est di Vittorio Veneto a ridosso dei monti. Zona conosciuta anche per aver mantenuto la coltivazione di varietà antiche come la boschera, perera, bianchetta. Questo Colfondo, ha note fruttate di mela e pera con qualche tratto speziato di pepe bianco. Al palato è ricco piacevole, nel contempo è scattante e fresco.

Col Fondo, Le Volpere – Farra di Soligo

I fratelli De Rosso hanno un vigneto nella valle del Collagù a Farra di Soligo che coniuga bellezza e vocazione vitivinicola. Non facile da coltivare a causa delle forti pendenze ma che la famiglia ha saputo negli anni modellare a proprio uso. I vini che provengono da questa zona hanno sempre una personalità ben distinta. Ce lo dimostra questo Colfondo dalla fattura precisa, rigorosa. Una vinificazione meticolosa e attenta che porta ad un vino di grande finezza olfattiva. Gioca su note fini floreali, ma anche quasi balsamiche da eucalipto e spezie fini. Al palato la bollicina è cremosa e il vino saporito salino e godibilissimo.

Sottoriva, Malibran – Susegana  

La cantina di Malibran si trova sotto il castello dei conti Collalto. I vigneti sono coltivati su dolci colline con terreno argilloso. Il Sottoriva è un vino col fondo che in prima battuta è ritroso sembra quasi non volersi esporre. Successivamente escono note fruttate di pera e sentori legati al lievito, pane fresco, ma anche timo e menta secca. Al palato è gustoso, poggia su un cuscinetto sapido che agevola la bevuta.

Terza degustazione – Sfumature di Rosso (a cura di Patrizia Loiola)

Non poteva mancare una degustazione dedicata ai vini rossi, dopo tutte queste bollicine, e non a caso: valorizzare i rossi trevigiani è un dovere, mantenere la tipicità di questi vini che fanno parte del patrimonio culturale di questi territori, è fondamentale. Da sempre presenti sulle tavole contadine, hanno carattere e qualità da esprimere, sia sui Colli Trevigiani che lungo il Piave.  I Vignaioli Trevigiani sono ben convinti di questa necessità, sia che si tratti di vitigni autoctoni da valorizzare, sia che ci si dedichi a vitigni internazionali che qui sono di casa perché coltivati, praticamente, da sempre.

Un mini viaggio condotto da Patrizia Loiola, sempre affiancata dalla Presidente dei VIT, fra vitigni internazionali per i tagli bordolesi e vitigni più propriamente autoctoni, vini freschi e giovani molto piacevoli, ma anche rossi più strutturati ed importanti: tradizione che sarà molto utile in futuro.

Terre Grosse, Cabernet Franc Veneto IGT Bio – Zenson di Piave

Le sponde del Piave accolgono questa cantina, fu zona del fronte di guerra, oggi piacevole meta di escursioni enogastronomiche anche in bicicletta.  Impresa a carattere familiare, ha un bel gruppetto di giovani a gestirla, che hanno portato un vento di novità, innovando alcuni prodotti senza dimenticare la tradizione di alcuni vini come il cabernet franc che abbiamo assaggiato. Da vigne di oltre 50 anni, è più ingentilito rispetto alle versioni più tipiche, sentori erbacei non invadenti, i frutti di bosco nei profumi, il sorso secco e fresco, agile e piacevole.

Bellese Vini, Refosco – Roncadelle di Ormelle

Un po’ più a nord dove il Piave assume una veste sassosa, troviamo questa realtà, che Enzo Bellese e Desireé Pascon portano avanti in unione amorosa, proponendo vini giovani, di ottima bevibilità, alcuni con uve provenienti da una bellissima bellussera a Salgareda. Sostenitori del raboso del Piave, assaggiamo un ormai raro Refosco dal peduncolo rosso nell’area trevigiana, un tempo ben presente. Piacevolissimo alla beva, ricco di note di frutta rossa, di lampone, sfumature accennate di spezie, grintoso senza esagerare, ha sorpreso un po’ tutti.

De Bacco, Vanduja – Seren del Grappa

Ci spostiamo verso le Dolomiti, di nuovo dai fratelli De Bacco già prima citati, con un vitigno particolare, la Pavana, di antica memoria, riportato in luce proprio dai De Bacco. Ci restituisce un vino armonico, con una certa complessità di aromi tra quelli più fruttati ad alcune note fresche, balsamiche, che ricordano la genziana, le amarene sotto spirito. Al sorso la trama tannica è ben equilibrata tra freschezza e morbidezza.

Manera, Vite ‘600 –  Castelfranco Veneto

Le vigne Manera sono curate da generazioni nel territorio veneto, la Castellana che si estende tra le colline di Asolo e la pianura veneziana in un luogo ricco di storia poco fuori le mura del centro storico di Castelfranco Veneto.

Un vitigno che continua a sorprendere la Recantina, quasi scomparso e ripreso alcuni anni fa da qualche produttore del Montello, i fratelli Manera lo propongono in questa versione in purezza, come IGT, per un vino piacevolissimo, profumato, soprattutto di violette e lampone, morbido, freschezza e succosità con un intrigante finale balsamico. 

Manera Luigi, Selva Rotonda – Castelfranco Veneto

Un taglio bordolese da Carmenere e Merlot che spiega il gioco fra note vegetali, più fresche e la dolcezza di fruttati maturi fino alle sottili note di cacao, affina poi per 18 mesi in botti di rovere e altri 6 in bottiglia, sorso piacevole, fresco, gastronomico. Questo vino è un omaggio al toponimo dove si coltivano da sempre queste uve, Sylva Rotunda, sin dal Medio Evo il territorio della Castellana era vocato alla coltivazione della vite, fu questo a spingere Luigi il fondatore ad avviare questa azienda nel 1950: il figlio Renato, dopo essersi diplomato presso la Scuola Enologica di Conegliano, ampliò la superficie vitata e diede vita a l’azienda vera e propria, affiancato oggi dalla terza generazione, con i nipoti Fabio e Linda.

Martignago, Merlot Montello Colli Asolani DOCG – Maser

Ci troviamo a pochi passi dalla splendida Villa Barbaro di Maser, nei luoghi del Palladio, in questa azienda che nasce sulle colline del Montello ed è anche agriturismo, luogo ideale per partire in esplorazioni del territorio e poi tornare ad assaggiare i piatti della cucina tradizionale abbinati all’Asolo Prosecco oppure ai rossi come questo Montello Rosso Docg. Eleganza e pulizia in questo bordolese tipico da uve cabernet sauvignon e merlot: ampio nei profumi, soprattutto di fiori, il geranio, la rosa rossa, la viola; incanta e ci piace molto, perfetta chiusura per queste sfumature di rosso.

Un sentito ringraziamento ai sommelier della Fisar, Delegazione di San Donà di Piave, che come sempre hanno svolto un impeccabile servizio, supportando la degustazione con charme e professionalità!

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