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Balla balla Ballerina ma in versione punk rock

Quando un vino ti ricorda la musica

La ballerina ha ballato.

Ha ballato più di punk rock che di memorie “dalliane”. E non certo per la scarsa qualità, traduzione letterale del punk.

Molto di più per l’azione rivoluzionaria della Valbelluna che trova in questo rifermentato in bottiglia una botta di coraggio dalla vena anarchica.

E qui il punk ci sta tutto. Ognuno se la gioca liberamente a partire dal produttore il Filippo De Martin che in quanto a sperimentazione e coraggio ne ha da vendere. Mezz’ora buona di ragionamenti sulla ballerina, un uvaggio di bronner, pavana, gata, turca e altri vitigni, per poi concludere sul “va giù facile, allegro, ma chissà fra qualche anno”.

D’altra parte quella musica aveva portato ribellione creativa da cui poi sono nate cose molto interessanti. Ci si perde in profumi di rosa, di talco, tutta la roccia della montagna che dal punk rock iniziale, tagliente senza mezzi termini, va verso evoluzioni new wave, più ricercate, un sound dove le note dure si arricchiscono di suoni più morbidi….pop.

Insomma dai Ramones ai Green Day, ecco.

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