WINE&FOOD

I vini delle Prealpi Bellunesi: nuove frontiere della viticoltura

Da qualche anno sto osservando, con attenzione, l’evolversi della viticoltura nel bellunese: la crescita della viticoltura nelle Prealpi Bellunesi è una realtà ormai evidente che si sta consolidando, sia per la crescita qualitativa, sia per l’incremento dei produttori.

Le Prealpi Bellunesi sono un territorio che va dal Feltrino fino al Cadore, passando per la Valbelluna lungo il Piave fino all’Alpago, fra l’altro di incomparabile bellezza. Nel solco di un’antica tradizione, il contesto delle Dolomiti Bellunesi sta riscoprendo, da circa un decennio, il suo potenziale enologico.

Quest’anno, all’interno della nuova edizione della Guida Slow Wine 2022, è stato inserito un box dedicato, con evidenziato un bel gruppo di produttori, segnale che non si tratta più di casi isolati e pioneristici, ma di un’opportunità in via di consolidamento per la produzione di vini di qualità.

Quale migliore occasione di una ricorrenza di festa per assaggiare, con un pubblico competente, alcuni vini del territorio: la Delegazione di San Donà di Piave, che ho guidato dal 2015 al 2018, celebra i vent’anni dalla costituzione. Per l’occasione ha deciso di organizzare un ciclo di serate di degustazione, la prima, proprio questa, dedicata a vini delle Prealpi Bellunesi.

Un territorio dove la Piave e i ghiacciai di un tempo, fanno sentire la loro influenza. A questo si unisce l’altitudine del territorio, soprattutto nelle altezze dell’Alpago: suoli che sono caratterizzati dai residui dei ghiacciai, terreni morenici ma di diversa tipologia.

In questi ultimi anni si sta tornando a coltivare la vite che un tempo era presente come economia familiare, per essere sostituita, negli anni 60/70, dal lavoro in fabbrica.

Il cambiamento climatico nelle Prealpi Bellunesi è un altro fattore che rende interessante la viticoltura in zone in passato più estreme e con climi troppo freddi.

Ci troviamo su terreni prevalentemente di origine dolomitica, morenica, la roccia rosa ricca di minerali, con altezze importanti che arrivano fino a 1000 metri, esposizioni ideali per la luce e ventilazioni, rese spesso molto basse, che restituiscono qualità e permettono sfide importanti sia nella produzione di spumanti, rifermentati in bottiglia, bianchi di grande eleganza e rossi vividi di freschezza.

Tre sono le situazioni distintive rispetto alle varietà utilizzate:

– valorizzazione degli autoctoni come il vitigno pavana, bianchetta, gata e incrocio manzoni

– utilizzo dei vitigni internazionali che ad alta quota trovano possibilità di esprimersi al meglio come pinot nero, chardonnay, riesling

 – l’utilizzo di vitigni resistenti, bronner, solaris, cortis e souvigner gris che permettono di limitare i trattamenti fitosanitari in modo da non impattare sull’ambiente

Ma veniamo agli assaggi della degustazione, accompagnata dall’impeccabile servizio dei sommelier della Delegazione Fisar di San Donà di Piave, coordinati dal delegato Marco Muletto, e condivisa con Gianpaolo Giacobbo che sta solcando anche lui questi territori, da qualche tempo, per capire come evolvono le cose.

Partiamo con uno spumante Brut Nature 2019 di Casera Frontin, progetto ad alta quota di Maurizio Donadi e Fabiola Collatuzzo, punto di riferimento della viticoltura biodinamica del Piave con Casa Belfi, che hanno deciso di impegnarsi in questi territori: i vigneti sono a Trichiana da dove si domina, con un panorama strepitoso, la Valbelluna. Maurizio ha deciso di puntare sui vitigni resistenti, vigneti circondati dai boschi, ricchi di fiori, un luogo molto bello.

Il Brut Nature 2019 è uno spumante piacevolissimo, blend di pinot grigio e vitigni resistenti, johanniter, bronner, solaris, da terreni rocciosi e argillosi. Il vino fa tre settimane di macerazione e maturazione in anfora, fino al settembre successivo, quando viene posto in bottiglia per la rifermentazione, con aggiunta di mosto fresco. Profuma di agrumi che poi ritrovi in bocca, dalla bollicina finissima, beva freschissima come una cascata di montagna.

Ci spostiamo qualche chilometro più in là, sempre nella sinistra Piave, e arriviamo con il secondo vino da Pian di Colle a Colderù, la fattoria di Chiara Perotto e Fabio Remini, un luogo accogliente, produttori da qualche anno ma con le idee molto chiare. Un vigneto di pinot nero e uno di solaris e poi quello di Incrocio Manzoni a cui Chiara è molto legata, un piccolo cru giardino, da cui nasce Felice Incrocio Manzoni 2020, che abbiamo assaggiato.

Un vino che sorprende piacevolmente, in cui dominano all’inizio i profumi del pinot bianco, la mela cotogna e la rosa, poi arrivano, piano piano, le note del riesling, vino di finezza ed eleganza, la sapidità del sasso dolomitico lunga a finire il sorso, solo 650 bottiglie prodotte per ora.

Il terzo vino ci porta direttamente sull’Alpago, località Tignes, a 1000 metri di altitudine, da un vignaiolo che sta diventando sempre più bravo, già molto ricercato dalla ristorazione del bellunese che sa esprimere stelle di valore. Marco Levis ha le idee chiare, è appassionato e sperimenta ancora tanto, siamo solo all’inizio di un percorso che ci regalerà molte sorprese. https://www.slowfood.it/slowine/slow-wine-scouting-marco-levis-veneto/

Anulare 2019 è vino raffinato da pinot grigio, un vigneto inondato dal sole ai piedi del Monte Dolada. Se ne producono 1.500 bottiglie, la particolarità del vino è data dalla surmaturazione in pianta delle uve. Un vino delicato, le nuance di rosa e glicine rincorrono la frutta bianca e qualche sfumatura di spezie. Il sorso è altrettanto delicato ma di personalità, sa di frutta candita, ampio e la mineralità morenica emerge con energia, un vino che stupisce e che ci piacerà riassaggiare nel tempo.

Arriva il quarto assaggio e ci spostiamo sulla destra Piave, andiamo da Filippo De Martin, a San Gregorio delle Alpi. Filippo ha ormai acquisito un’esperienza quasi decennale nei vitigni resistenti e i suoi vini raccontano quanto si siano ben acclimatati in questo territorio. Parliamo di un ettaro e mezzo di vigne seguendo metodi biologici e biodinamici, piantate a bronner e solaris, che producono circa 3000 meravigliose bottiglie. Chi assaggia i vini di Filippo non torna più indietro…anzi torna sempre a prenderseli! https://www.slowfood.it/slowine/slow-wine-scouting-filippo-de-martin-veneto/

Il Case Lunghe 2019 da vitigno bronner arriva da un vigneto esposto lungo la costa della collina, di arenaria, e guarda il Piave: vinificato con macerazione di un giorno e fermentazione spontanee, in acciaio, rimane generalmente sui lieviti fino a luglio quando viene imbottigliato. Esprime energia pura, un vino di classe, raffinato, che non si scorda, muta continuamente se lo lasci nel bicchiere. Prima ti sorprendono i profumi tropicali, la frutta matura, poi il sorso dinamico impreziosito da sensazioni di pietra focaia, ma anche di banana, menta e timo. Un ricamo di percezioni aromatiche da innamoramento.

Chiudiamo questa passeggiata vitivinicola fra le Prealpi Bellunesi con un rosso e che rosso. Non avevo dubbi sul fare bella figura con questo vino: so da dove proviene, conosco la passione di Katia Zanon di Val de Pol, un amore viscerale per il pinot nero, unico vitigno di questa piccola cantina a Chies d’Alpago, incastonata nel fianco della montagna. I vigneti sono in parte terrazzati e i muretti in pietra risistemati con tanta fatica. Come ho già raccontato a suo tempo https://www.slowfood.it/slowine/slow-wine-scouting-valdepol-veneto/ c’è un po’ di Borgogna in questi vini.

Il Cors Pinot Nero 2019 (Cors dal nome dialettale delle stratificazioni di argilla, calcare e limo) in affinamento fa solo acciaio, leggero passaggio nelle barrique di dieci mesi e malolattica. E’ già bello così giovane, fresco ma ben strutturato, la ciliegia croccante netta, il lampone, il profumo del bosco. La speziatura tipica ben presente ma con delicatezza, un sorso pieno e sapido, la sensazione terrosa che lo caratterizza. Un’interpretazione affascinante di grande valore per questo vitigno, così difficile da allevare.

I vini sono poi stati abbinati con salumi e formaggi freschi e di malga: ci siamo divertiti a giocare nei calici, consapevoli che questo territorio ha e avrà molto da raccontare, con l’augurio di ritrovarsi fra vent’anni per festeggiare i primi 40 anni di Fisar San Donà di Piave!

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