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Sorelle Bronca Prosecco Superiore Revolution!

Una rivoluzione che continua ormai da oltre vent’anni che ha come obiettivo principale la valorizzazione dell’identità territoriale del Prosecco Superiore, anzi delle diverse identità, attraverso la ricerca delle microzonazioni.

In cima alla collina di Colbertaldo dalle Sorelle Bronca, Antonella ed Ersiliana, ho avuto modo di partecipare alla presentazione delle due nuove etichette di Prosecco Superiore DOCG che valorizzano ulteriormente le caratteristiche delle diverse aree della denominazione “Valdobbiadene Conegliano”.

Dal principio del loro cammino, avviato nel 1989, il lavoro delle Sorelle Bronca è sempre stato rivolto a progetti del vino non scontati, originali, anche un po’ rivoluzionari a partire dalla mitica Particella 68 che di rivoluzione parla fin dal nome. Sono vini che assecondano le peculiarità dei terreni in cui si trovano i vigneti: nascono così “L’EST” un brut che proviene dai vigneti situati nell’area di Conegliano, per la precisione a Rua di Feletto, terreni ricchi di ferro che conferiscono note fresche e valorizzano gli aspetti floreali.

L’altra etichetta è “L’OVEST” un Extra Dry che nasce dai vigneti di Valdobbiadene, a Colbertaldo, proprio dove i due vini sono stati presentati. Qui la caratteristica identitaria è data da terreni argillosi e marnosi soggetti ad una ventilazione fresca e costante: ne risultano spumanti più complessi, dove al floreale si aggiungono le note fruttate e un perfetto equilibrio armonico di sorso.  Due spumanti che rappresentano il “cerchio che si chiude” (forse…chissà per il futuro) di un lavoro sulla microzonazione all’interno della Denominazione di eccellenza del Prosecco Superiore.

L’origine fu appunto la rivoluzionaria Particella 68 (non poteva essere altrimenti): “abbiamo cercato un’identità territoriale” racconta Antonella “volevamo chiamarlo mappale, ma poi durante una cena è arrivata la parola concetto “particella”.

Nel 1993 viene a mancare il papà Livio, ma il processo era già avviato, e, sulla via del Prosecco esce la prima particella nel 2003 anche grazie alla collaborazione avviata con Federico Giotto a partire dal 2000. Successivamente arriveranno la Particella 232 dal Vigneto di Farrò e, più recentemente, la Particella 181 dalla vigna a Rua di Feletto.

Le vendemmie separate, assecondando l’annata per la raccolta, per la scelta dei tempi; dopo la pressatura, lunghissima, il mosto rimane per alcuni giorni in autoclave al freddo, batonage continuo per un mese e mezzo e quindi travaso dopo la precipitazione. Nessuna filtrazione per tenere tutta la sostanza, la ricchezza.

Ma veniamo all’assaggio comprese delle due nuove etichette. Partiamo da L’Ovest, dai terreni più freddi, un extra dry con basso residuo, mai più di 12 grammi zucchero, uno spumante soffuso, quasi timido, una bellissima nota di crosta di pane, la tipica pera accompagnata da note di menta, dei profumi delle erbette quando entri in vigneto dopo la pioggia, sapido al punto giusto, la tipica mandorla finale a chiudere il tutto con bellezza.

Passiamo alla Particella 68, piante con non meno di 20 anni, più fresco e più teso al sorso di L’Ovest, il finale nettissimo di mandorla, nitidi i fiori bianchi, finissimi, la pesca bianca e quella componente gessosa che sembra estratta dai terreni delle colline.

Parliamo anche del progetto di accoglienza, la struttura dove ci troviamo nata, per la regola del tre, nel 2013. Nel frattempo arriva nel calice anche la Particella 232, vigneti nella zona più fredda, una cascata di freschezza, un extra brut piacevole, un “esercizio spirituale” verrebbe da definirlo vista al tavolo la presenza di Angelo Peretti. Vien voglia di tenersi in bocca il sorso, le erbette di vignato che tornano e ritornano, le sapidità che persistono come una ”camminata sul filo”.

Ed eccoci a L’Est, un brut, li dove sorge il sole, passato e futuro, una meraviglia di profumi di fiori, il glicine, un equilibrio perfetto di piacevolezza e grinta, eleganza, se non vi sembra un termine scontato.

Chiudiamo con la Particella 181, sommatoria di identità, sorso soffice e cremoso, i terreni più caldi di Rua di Feletto con le viti più vecchie, residui ferrosi che danno maggiore struttura, anche qui eleganza di toni diversi: la diversità e ricchezza che articolano il Prosecco di queste terre in tante sfumature di gusto, struttura, complessità.

Encomiabile la tenacia, l’impegno, lo sforzo intrapreso per valorizzare questi territori contrastandone omologazioni produttive e vie produttive facili e scontate. La ricerca, lo studio, il pensiero aperto a cogliere quanto il territorio è in grado di esprimere: questa è sicuramente la strada per preservare la bellezza del Valdobbiadene Conegliano Prosecco Superiore DOCG.

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