EVENTI & CONVIVIALITA’, WINE&FOOD

UN’AFFASCINANTE DEGUSTAZIONE A TREVISO PER SLOW WINE 2024

Il tradizionale appuntamento a Treviso per la presentazione della Guida Slow Wine ha visto nuovamente un successo di pubblico, confermando questo evento come un punto di riferimento per gli appassionati del vino buono, pulito e giusto: una degustazione dedicata al Manzoni Bianco ha arricchito la manifestazione.

Domenica 21 gennaio, a Treviso, per la prima volta all’Hotel Maggior Consiglio, Slowfood Treviso, con il sostegno di Slowfood Veneto, ha organizzato la nona edizione di presentazione della Guida Slow Wine. L’evento ha visto la presenza di una ottantina di aziende, recensite in guida, provenienti dal Veneto, dal Friuli, dal Trentino e dall’Alto Adige nonché dalla Slovenia: più di 1000 i calici distribuiti e oltre 450 vini in degustazione.

Ottima organizzazione di Slowfood Treviso grazie al coinvolgimento di più di 40 volontari: l’evento ha avuto avvio con il battesimo del vicesindaco di Treviso, Alessandro Manera, assessore alla Sostenibilità Ambientale, introdotto da Giulia Bortoletto responsabile della condotta trevigiana di Slowfood. Personalmente ho avuto il piacere di rappresentare Slow Wine e raccontare le principali novità della Guida 2024.

Pubblico affezionato e competente, sempre più giovane (fra l’altro un bellissimo risultato è stato aver associato durante la giornata 45 giovani a Slowfood), abbiamo incontrato sia abituali appassionati che persone partecipanti per la prima volta, sicuramente molto curiosi e interessati, per la soddisfazione dei produttori e produttrici sempre disponibili a raccontare vini e territori.

L’evento è stato arricchito da una Master Class, molto partecipata, dedicata ad un grande vino bianco: il Manzoni Bianco, visto nel suo scorrere nel tempo. Degustazione dedicata al ricordo di Giorgio Cecchetto che ci ha lasciato nel 2023 e che tanto si è speso per questo vitigno così come per il Raboso del Piave. Ho condotto questa degustazione assieme al mitico Bob Checchetto, collaboratore storico della Guida, coinvolgendo anche i produttori presenti. Ogni produttore ha scelto un’annata che avesse più di tre anni di vita: l’intento era quello di raccontare come questo vitigno, Incrocio Manzoni 6.0.13 creato dal Professor Manzoni alla Scuola Enologica di Conegliano, evolve nel tempo.

Assaggiare le vecchie annate è sempre un momento importante di studio e confronto che permette a tutti, produttori, appassionati, a chi lavora nel mondo del vino, di capire molte cose. E così è stato.

Un vitigno poco produttivo il Manzoni, ma che si adatta molto bene a diverse condizioni di suolo e clima: figlio del Piave e dei suoli alluvionali, ciottolosi, può stare bene anche in collina, ad esempio nei Colli Euganei ha trovato altro luogo di elezione, così come a quote più alte, vedi le versioni del Trentino, dove si esprime con maggiore finezza ed eleganza rispetto alla carica estrattiva della pianura. I due vitigni dell’Incrocio Manzoni conferiscono elementi distintivi, il pinot bianco sicuramente nei tratti della finezza, il riesling renano nelle espressioni aromatiche.

Ma veniamo alla degustazione con i vini proposti dalle cantine presenti in questa edizione di Slow Wine Treviso 2024.

Costa degli Angeli 2019, Case Paolin

La prima annata che assaggiamo nasce nei vigneti del Montello, uve poco generose, ma di grande qualità: una certezza questo vino che ci entusiasma spesso e volentieri, ampio profilo complessivo, grazie anche al giusto contatto con le bucce, che racconta di frutta tropicale ma anche di mineralità sapide. Un connubio di sensazioni che ci dicono che il vino è ancora nell’espressione giovanile, lasciato nel calice esprime costante finezza, avrà ancora molto da raccontare.

Delico 2018 Sorelle Bronca (magnum)

Il Colli di Conegliano DOCG è vino a prevalenza Manzoni Bianco, con aggiunte di pinot bianco e di una piccolissima quota di riesling italico, i vigneti si trovano a San Pietro di Feletto, terreni argillosi, entrano in produzione nel 1996 e richiedono molti anni di costanza produttiva e soluzioni particolari, fra cui il taglio delle radici superficiali per lasciar andare le altre più in profondità. Un leggero passaggio in legno, poi solo acciaio per lavorare sulla freschezza. Nei primi anni si esprime attraverso note aromatiche agrumate che durante l’invecchiamento si fondono a sensazioni di erbette aromatiche, idrocarburi e minerali: è in gran forma come lo assaggiamo oggi, con ricchezza di frutto e poi, nel finale, le sensazioni idrocarburiche che arrivano a convincere.

 

Pedevenda Manzoni Bianco 2017 Ca’ Lustra Zanovello

Un Manzoni Bianco con piccola aggiunta di Riesling e Pinella, le uve provengono da un unico vigneto situato a 400 metri di altitudine sul Monte Venda in un suolo molto complesso e composto da disfacimento di rocce vulcaniche, marne, trachiti ed argilla.

Si differenzia da tutti gli altri per la sua evoluzione, colpisce per sapidità, complessità e persistenza, la macerazione delle uve è evidente nell’incidenza della diversità, il sorso pulito, vulcanico esprime sicuramente il terroir di provenienza.


Costalunga 2015, Cirotto Vini

Costalunga è un bellissimo unico vigneto, in quel di Cavaso del Tomba, di Manzoni Bianco, ottima esposizione in collina a oltre 300 mt. che permette lo sviluppo di uve di altissima qualità.

Assaggio meraviglioso come se il tempo si fosse fermato, profumi freschissimi di menta, salvia, agrumi, il frutto croccante che invita al sorso: è qui che si cominciano a trovare un po’ di sensazioni più mature, idrocarburo e salinità per un allungo che persiste, grande equilibrio della struttura. Il tappo a vite spiega molto degli aspetti di gioventù.

Manzoni Bianco 2013, Cecchetto

I vigneti sono a Lorenzaga in quel di Motta di Livenza, terreni alluvionali. E’ ancora pimpante e fragrante, armonico al sorso, rotondo, le note di idrocarburo nette, la frutta tropicale, la mela golden matura, manifestazione della buccia di cedro, polposo, le note sapide che danno ancora freschezza, equilibrio e lunghezza, manifestazione di come lo scorrere del tempo in questo vino possa dare risultati di valore anche dopo dieci anni.

Novalis 2001, Bonotto delle Tezze

L’Incrocio Manzoni è stato piantato nel 1986. Il Novalis viene prodotto con le uve della vigna più a nord della tenuta lungo il Piave, dove i sassi di grava emergono dalle zolle prendono il sopravvento sulla stessa terra. Un terreno povero in cui le viti trovano giusto equilibrio limitando molto lo sviluppo dei germogli e la quantità dei grappoli.

Arriva sicuramente l’espressività del tempo nel bicchiere che ha ancora comunque cose da raccontare: parliamo di oltre vent’anni di vita, e di sicuro non ti viene in mente di lasciarlo li, le note di miele e zenzero parlano di maturità, ma è ancora affascinante alla beva e comunque ci insegna ancora qualcosa.

Una sintesi finale ci dice che lo scorrere del tempo ha sicuramente un senso in questo vino, così come la diversità di suolo e ambiente; espressività e freschezza di sorso due elementi ricorrenti, i contatti più prolunganti con le fecce fini accentuano la diversità che è sempre sinonimo di ricchezza. La qualità delle uve è fondamentale nella sua ovvietà per questi produttori che sicuramente non si arricchiscono con questo vino, anzi, però imparano tante cose, come noi che abbiamo assaggiato: d’altra parte il vitigno è figlio di un professore e studiare nel tempo è la sua natura.

Articolo scritto per Slow Wine

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